Profondità di campo, mettere a fuoco un’idea.

Spesso osservando una fotografia, uno degli aspetti che colpisce l’attenzione è l’effetto sfocatura. Basta pensare alla tipica fotografia di ritratto con il volto del soggetto nitido in primo piano e lo sfondo poco leggibile, perché appunto sfocato. Probabilmente l’immagine risulta esser interessante perché si è fatto un buon uso della profondità di campo.

Macchine fotografiche e smartphone incorporano una funzione dedicata al ritratto che, in maniera automatica, provvede a scattare la fotografia creando questo effetto.

Ma, volendo andare un po’ più nel dettaglio, come si ottiene questo effetto?

 

 

La Profondità di campo.

Per profondità di campo, s’intende la porzione dell’immagine che risulta esser ancora nitida, rispetto al punto di messa a fuoco.

Tornando all’esempio del ritratto, con il volto nitido del soggetto in primo piano e lo sfondo che risulta esser poco leggibile (sfocato), potremmo parlare di ridotta profondità di campo.

 

 

Da che cosa dipende la profondità di campo?

Tre sono i fattori che, combinati assieme, la determinano. Vediamoli:

L’apertura del diaframma. Ad ampie aperture, per esempio f 2.8, corrisponde una scarsa profondità di campo. Utilizzando invece un diaframma chiuso, impostato su f 22 ad esempio, otterremo un’ampia profondità di campo.

La lunghezza focale, cioè il tipo di obiettivo che stiamo utilizzando, grandangolare o teleobiettivo. Se stiamo utilizzando un teleobiettivo, otterremo una ridotta profondità di campo. Effetto contrario si otterrà con un grandangolo.

La distanza rispetto al punto di messa a fuoco. Tanto più ci avviciniamo al nostro soggetto ritratto, tanto minore sarà la profondità di campo.

 

 

Tirando le somme

Combinando le tre variabili appena descritte possiamo ottenere risultati diversi. Nell’esempio del ritratto, se ho impostato un diaframma aperto, sto usando un teleobiettivo e sono abbastanza vicino al soggetto ritratto, otterrò una fotografia nella quale risulterà nitido solo il soggetto e lo sfondo sfocato. Andrò quindi a concentrare l’attenzione di chi guarderà la foto unicamente sul soggetto ritratto.

Posso anche usare un grandangolo , chiudere molto il diaframma dell’obiettivo e restare piuttosto lontano dal soggetto ritratto. In tal caso otterrò una fotografia dove oltre al soggetto del mio ritratto, avrò nitido anche buona parte dello sfondo. Si tratterà quindi di un ritratto ambientato. In tal caso ciò che circonda il soggetto diventerà parte integrante della fotografia e del messaggio che intendo comunicare con essa.

Se volete leggere di più sul tema del ritratto, ne ho parlato in questo articolo: Ritratto e fotografia

Buone foto, alla prossima!

profondità di campo

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